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Giacomo Casanova

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Qui giaccio io, Ovidio Nasone poeta, cantore di delicati amoriche perii per il mio ingegno; non sia grave a te, che passi e hai amato, mormorare: le ossa di Ovidio riposino infine dolcemente». Questi sono i versi che il poeta Publio Ovidio Nasone volle scolpiti sulla sua tomba come epitaffio; tali erano le disposizioni che aveva lasciato a sua moglie Fabia. Parole di un uomo amareggiato e malinconico, scritte in una lettera spedita dal poeta durante il suo esilio a Tomi, nella remota e barbara regione della Scizia. Se ci basiamo sulle sue stesse parole, sin da quando era andato a scuola nella sua città natale di Sulmona, Ovidio aveva sentito una forte inclinazione per la poesia. La sua prima opera fu Amoresuna raccolta di elegie amorose in cui il poeta cantava il suo amore per Corinnauna donna verosimilmente inventata, e parlava di situazioni quotidiane e semplici, senza magniloquenza, ma attraverso uno stile agile ed elegante. Nell' Arte di amareOvidio suggerisce ai giovani: «Non ti rincresca dirle bello il volto, belli i capelli, affusolato il dito, piccolo il piede.

Roma - Non me ne sono capitolazione conto. Cinque anni. Mi sembra ieri. Era venuto il giorno avanti, qui, a colazione. Era seduto su quel divano. Vitale come al solito, eccedente. Aveva dimenticato una cosa in macchina: era sceso di corsa a prenderla, appena arrivato su

Giacomo Casanova, libertino veneziano e grande celebrale europeo. Giacomo Casanova è nell'immaginario collegiale il seduttore per eccellenza, uomo affinché ha dedicato con estremo successo la sua frenetica vita alla ricerca del piacere. È diventato proverbiale definire una persona che gode di tanti successi amorosi come un Casanova anche se le centoquarantasette avventure riportate nella confessione scritta in francese, conosciuta anche come Histoire de ma vie sono piccola cosa di fronte alle migliaia di conquiste dichiarate dal Don Giovanni con l'altro pare che il Casanova abbia collaborato con il Da Ponte per il libretto dell'operao alle diecimila amanti di cui si è fregiato George Simenon la maggioranza, naturalmente, donne dedite alla professione più antica del immacolato. Ricordiamoci che il ' è il secolo della definitiva decadenza della Repubblica di Venezia - morirà sotto le spallate napoleoniche nel - ma è anche il secolo in cui la città risplende come gran centro di produzione artistica, intellettuale e culturale, innumerevole da farne una dei centri più creativi della cultura europea: basti badare a Tintoretto, Bellotto, Guardi, a Piazzetta o, per altri versi, a Goldoni e a Giorgio Baffo, per non citare Vivaldi, Marcello, ecc. Tra l'altro, il gran poeta libertino dei sonetti erotici, è stato un mentore dell'educazione del nostro Casanova. L'ambiente, quindi, in cui il giovane è cresciuto epoca nato nel da un'attrice teatrale, Zanetta Farusi, probabilmente non dal padre legale ma dal protettore della madre, il nobile Grimaniera di una estrema creatività ed apertura alle correnti più avanzate del pensiero europeo - si dibattevanno soprattutto i testi degli autori dell'Ençiclopedie française Diderot, D'Alembert, Voltaire i testi degli economisti fisiocratici ed i testi dei filosofi meccanicisti come La Mettrie. La curiosità di Casanova lo spinse ad interessarsi ed a cimentarsi insieme tutti i settori dello scibile affabile, a volta a volta poeta, teologo, matematico, filologo, traduttore di Omero, storiografo, critico dell'opera del Voltaire, romanziere, giurista raffinato anche se la sua agitazione e la sua sregolatezza gli impedirono di portare a termine gli studi legali all'università di Padova.